domenica 31 agosto 2008

La "legione straniera"


Prendo spunto da un post su "La repubblica degli Stagisti": "Effetti collaterali del sistema italiano - quando i giovani fuggono all'estero".
"Così Elena decide di scappare dall'Italia: da un anno vive a Barcellona, e per il momento non ha nessuna intenzione di tornare indietro. «Quando mi sono messa alla ricerca di un lavoro, ho notato una differenza fondamentale: qui per poter fare uno stage si deve essere per forza universitari, altrimenti le imprese sono obbligate a fare un contratto - sia pure un "obra e servicio" (comparabile al co.co.co), ma sempre un contratto vero» spiega, e specifica: «Oggi io sono assunta a tempo indeterminato in un'agenzia di comunicazione, e lavorando 20 ore alla settimana guadagno 800 euro: molto di più di quello che alcune mie amiche prendono in Italia lavorando il doppio! E soprattutto vedo FUTURO, vedo la possibilità di migliorare».
Tornerà in Italia un giorno? «Spero di sì. Ma lo farò solamente se mi offriranno un lavoro retribuito decentemente, che mi permetta di non dover tornare a chiedere soldi a mia mamma»"
La questione non dovrebbe riguardarmi personalmente: sono un po' vecchio per tentare fortuna all'estero e i miei figli sono un po' giovani per preoccuparsene davvero, ma la vicenda di cui sopra e la vicenda dell'autore di "Dovevo fare l'avvocato" mi colpiscono comunque.

La diffusione (e l'abuso) del sistema degli stage sono evidenti a chiunque.

E' chiaro che non è facile e forse non è possibile avere risposte definitive sulla portata del fenomeno, ma risulta anche a me che ci siano molti giovani laureati italiani che iniziano all'estero le loro esperienze lavorative.

Se questo costituisce un completamento della loro preparazione, non può che venirne del bene sia a loro che al paese.

Se però queste esperienze si prolungano e si stabilizzano, mi sembra comunque un segnale poco rassicurante sulla situazione italiana, soprattutto perché non mi sembra che vi sia un corrispondente flusso di laureati stranieri verso l'Italia ....

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma a te che fai il legale, a pelle, tutto questo cosa suscita?

P.S

Anonimo ha detto...

Sono storie che si assomigliano tutte, la mia, quella di Elena e mille altre.
E' che in certi paesi ti senti stimato, coccolato, apprezzato, rispettato, essendo addirittura un immigrato (come me in Svezia o lei in Spagna) da cui si può sempre imparare qualcosa di nuovo.
Andare via è per me una forma per crescere ed imparare, ma anche una fuga da una realtà che non valorizza.
Grazie per il post, è molto bello.

herr doktor ha detto...

grazie Rob e ....scrivi ... scrivi!

il tuo blog e' una delizia

'notte
--
h.d.